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Traumatologia dello sci

 

Lo sci, sport che negli ultimi decenni ha visto accrescere i praticanti di ogni età e di entrambi i sessi, è pratica sportiva che espone, sia per l’ambiente in cui si esplica, sia per le attrezzature necessarie, al rischio di lesioni traumatiche.

Dimostrazione soccorso

Ribadendo che qualunque disciplina sportiva va affrontata con adeguata preparazione atletica ed in buono stato psicofisico, è indubbio che nello sci ciò è ancor più da enfatizzare, sottolineando come percentualmente gli incidenti avvengano con maggior frequenza all’inizio dell’attività od al contrario alla fine di una intensa giornata sciistica (“prendiamo l’ultima corsa”), indicando come a muscolatura fredda o affaticata siamo più esposti a commettere errori o impossibilitati a correggerli. 

L’industria sciistica, se da un lato ha portato a standard di sicurezza maggiori le attrezzature – quali gli attacchi e gli scarponi, dall’altro ha creato nuovi attrezzi (snowboard) che, utilizzati su piste da sci sempre più “lavorate” per ottenere un manto nevoso compatto e consistente, aumentano la velocità di discesa con i rischi che essa comporta.

 

Abbassata, grazie agli attacchi ed agli scarponi, la percentuale di fratture di tibia, i distretti più colpiti sono diventati:

  • Il ginocchio: strutture capsulo legamentose quali menischi, legamento crociato anteriore e legamento collaterale mediale
  • Polso: distorsione radio carpica, distorsione della metacarpo falangea del primo dito, frattura di Polso, frattura di scafoide.
  • Spalla: distorsione di spalla, lussazione scapolo omerale, lussazione acromion claveare, frattura dell’omero e della clavicola.
  • Cranio e rachide cervicale: traumi cranici commotivi e non, distorsione del rachide cervicale. Lo sci di discesa presenta molti aspetti positivi. 
E’ attività fisica relativamente facile. Si può sciare bene o male, ma è certo che tutti sono in grado di acquisire una tecnica sufficiente a destreggiarsi, soprattutto oggi ove le piste sono battute meccanicamente e ogni asperità è stata cancellata. Inoltre, lo sci di discesa garantisce una gran bella vista e una compagnia simpatica. Infine, non è molto dispendioso dal punto di vista energetico, si sfrutta infatti l’accelerazione di gravità.
 
La spesa energetica serve solamente a frenare la progressione e a modificare il percorso: la spesa energetica è maggiore quanto maggiore è l’effetto freno e questo è esattamente il caso di un principiante che si oppone con tutte le sue forze all’aumento della velocità. Lo sci di discesa è disciplina fondamentalmente tecnica ad elevato contributo anaerobico: si caratterizza quindi con contrazioni elevate dei gruppi muscolari e produzione di acido lattico.

La fatica del discesista e il suo ansimare in fondo alla discesa rispecchiano l’acidosi che si genera in seguito alla produzione di acido lattico. E’ importate ricordare che la via di produzione dell’ acido lattico consuma rapidamente glicogeno muscolare. Pertanto, malgrado il costo energetico globale dello sci da discesa sia relativamente basso (se paragonato ad esempio allo sci di fondo), non è infrequente che il soggetto manifesti ipoglicemia. Questa si rende anche maggiormente evidente in alta quota. E’ quindi utile e consigliato avere a disposizione qualche snack. La stanchezza dei muscoli alla fine di una giornata rispecchia esattamente il forte impegno anaerobico.

 

 

Alessia, Sindy, Edoardo

Allenamento

 

Le doti necessarie a dominare la tecnica includono una notevole forza nei muscoli degli arti inferiori ma anche una grande coordinazione neuromuscolare.

La coordinazione si acquista con grande facilità nell’età infantile e quindi per diventare buoni sciatori bisogna calzare gli sci molto presto (simile considerazione vale anche per altre discipline ad elevato contenuto tecnico come la ginnastica artistica e la scherma).

L’allenamento nello sci di discesa include una fase a secco molto importante. Occorre migliorare la forza, la flessibilità e la mobilità articolare. Un buon allenamento a secco previene gli incidenti di percorso. Due mesi di allenamento (ottobre e novembre) in palestra ma anche all’aperto sono sufficienti a presentarsi in buona forma. L’aumento della forza degli arti inferiori si ottiene mediante esercizi con macchine ergometriche o sollevamento pesi.

 

Se da un lato si ottiene un effetto positivo in termini di aumento della forza, dall’altro occorre prestare molta attenzione a non causare sovraccarichi che si traducono successivamente in infiammazioni delle inserzioni tendinee. Il punto delicato è come sempre il ginocchio; quindi non

 

conviene eccedere con questo tipo di lavoro. Sugli sci, all’inizio della stagione, bisognerebbe ripassare lo stile e sforzarsi di eseguire bene i movimenti. Questo in effetti andrebbe fatto ad ogni uscita nei primi 10-20 minuti.

 
 

La fatica muscolare è il principale nemico dello sciatore e rappresenta in effetti la principale causa di incidenti; questi si verificano con maggior frequenza all’ultima discesa della giornata.Francesco Vettorazzi

 Alimentazione

 

Malgrado il costo energetico globale dello sci da discesa sia relativamente basso (se paragonato ad esempio allo sci di fondo), non è infrequente che il soggetto manifesti ipoglicemia. Questa si

 

rende anche maggiormente evidente in alta quota. E’ quindi utile e consigliabile avere a disposizione qualche snack.

La stanchezza dei muscoli alla fine di una giornata rispecchia esattamente il forte impegno anaerobico. E’ importate ricordare che la via di produzione dell’acido lattico consuma rapidamente glicogeno muscolare, quindi la fatica è un fenomeno molto localizzato ai muscoli usati.

 

Dott.Fabrizio Aielli, Medico chirurgo
Specialista in Ortopedia e Traumatologia
Dirigente Medico 1° C.T.O. Villa Igea TRENTO